Pepe Escobar è un “insider” del mondo occidentale dentro i BRICS+? la domanda è più che lecita…..

Il giornalista brasiliano insieme all'ex membro dell'FMI Nogueira Batista Jr e l'ex ministro greco Varoufakis, sostengono la necessità per i BRICS+ di dotarsi di uno strumento monetario comune con funzioni di riserva per gli scambi commerciali. La "trappola" dei cambi fissi servita loro dalle élite occidentali sul piatto d'argento della de-dollarizzazione, difficilmente verrà accettata da Putin e gli altri capi di governo, i quali hanno già dichiarato di non essere intenzionati a ripetere l'esperienza europea dell'Euro.

2 Dicembre 2025 | Attualità, Economia, Geopolitica, News | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

“A pensar male spesso ci si azzecca” – affermava un noto politico della prima Repubblica italiana.

“Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”– è una delle frasi più note della scrittrice Agatha Christie.

Entrambe le pronunciazioni potrebbero esserci di grande aiuto, qualora volessimo accertare cosa si nasconde dietro alla puntuale e sospetta insistenza, con la quale il giornalista-social geopolitico per eccellenza, Pepe Escobar, torna ancora a proporre alla compagine dei BRICS+ la necessità di dotarsi di uno strumento monetario comune con funzioni di riserva, per regolare i loro scambi commerciali.

Era la vigilia del meeting di Kazan-24, quando Pepe Escobar, dava per certa l’adozione di una moneta comune da parte dei BRICS+. Addirittura già ne indicava il nome: The Unit. Un progetto privato consistente appunto nella creazione di uno strumento monetario comune, che nella migliore delle ipotesi per i popoli, sarebbe stata un mezzo di pagamento aggiuntivo non necessario e nella peggiore, come già spiegato più volte, l’inferno dei cambi fissi.

Fortuna vuole, per chi vive in quei paesi, le “fantastiche” previsioni (o desideri) di Pepe, non si sono avverate. Fu proprio il presidente russo Putin in persona, a dire NO!. Nel suo discorso finale a conclusione del meeting, mise fine in modo inequivocabile al sogno “occidentale” di un Euro-bis per i paesi del sud globale, indicando nell’uso delle valute nazionale, la strada maestra da percorrere per scambiarsi beni e servizi tra loro.

E’ passato appena un anno da allora e Escobar nuovamente torna alla carica, con un articolo che lascia poco spazio alle interpretazioni, su quanto egli desideri promuovere, con falsi presupposti, la necessità di una moneta comune per i i BRICS+: Pepe Ecobar: How the BRICS+ Unit Can Save Global Trade – Addirittura la moneta comune dei BRICS+ “salverà il commercio globale”. Mistificare di essere di fronte ad un qualcosa di “epico” serve certamente a dissetare la nutrita folla degli assetati del complotto. Se poi ci aggiungi anche il prospetto che tale evento servirà a battere il nemico di sempre, il gioco per ammaliare le folle è fatto. E’ il dollaro il nemico da abbattere, si legge nel sottotitolo a corredo dell’articolo di Escobar:

“The Unit BRICS+ può salvare il commercio globale. Il progetto, presentato per la prima volta da Sputnik nel 2024, si sta rivelando l‘opzione più praticabile per spezzare la morsa del dollaro statunitense sul commercio e sugli investimenti globali”

Cosa è The Unit ce lo spiega Escobar nel suo articolo:

“The Unit è essenzialmente un token di riferimento, o un token indice; uno strumento monetario digitale post-stablecoin; totalmente decentralizzato; e con un valore intrinseco ancorato ad asset reali: oro e valute sovrane”.

Proprio nel momento in cui la Cina, principale partner del gruppo, inasprisce la stretta sul trading di criptovalute, vietato dal 2021,  ribadendo che le criptovalute come Bitcoin non sono moneta a corso legale e che le attività commerciali correlate costituiscono attività finanziarie illegali, il giornalista brasiliano si fa promotore di quello che all’apparenza sarebbe un misto tra un nuova cripto e una moneta convertibile modello gold standard.

E se l’idea promossa, come visto, mostra già problemi di carattere politico; scendendo sul piano puramente tecnico, Escobar dovrebbe spiegarci come e con quali mezzi finanziari, il supposto creatore di questo token, arriverebbe a procurarsi la quantità di oro e di valute necessarie alla sua garanzia di stabilità. La cosa non è di poco conto, se consideriamo il volume degli scambi commerciali e che Escobar stesso afferma chiaramente che The Unitdovrebbe essere un qualcosa di più affidabile, nonché una riserva di valore migliore rispetto alla moneta fiat prodotta dagli stati“.

Naturalmente The Unit ha anche il sostegno accademico dei due fedeli “moschettieri” che fin dalla prima ora accompagnano Escobar in questa avventura: l’economista russo Sergey Glazyev, da tempo non più nelle grazie di Putin e l’economista statunitense Michael Hudson, che in passato ha provato con scarso successo ad infiltrarsi nella MMT di Warren Mosler.

Ma attenzione, continuando nella lettura dell’articolo, Escobar tiene a precisare ai suoi follower che The Unit “non è né una criptovaluta né una stablecoin”. E allora cosa è?

“Una definizione concisa di The Unit sarebbe una riserva di valore resiliente, sostenuta da una struttura composta per il 60% da oro e per il 40% da valute BRICS+ diversificate“.

Il principale vantaggio per il Sud del mondo – continua Escobar nella sua spiegazione – “è che un mix così unico offre stabilità e protezione dall’inflazione, soprattutto nell’attuale panorama finanziario globale caratterizzato da macroeconomia instabile e incertezza diffusa”.

E ti pareva che una “moneta” del genere non fosse dotata delle “stigmate” divine per renderla immune alla paura dell’inflazione, che nei secoli assale l’umanità quasi come la morte!

Ma The Unit è una moneta equiparabile alle valute create dagli stati?

A quanto pare no, dal momento che per averla occorre dare in cambio la valuta emessa dagli stati che otteniamo lavorando. Allora è un asset finanziario! che come ogni altro asset è soggetto alla tipica volatilità della domanda e dell’offerta. Quindi la supposta stabilità del suo valore va a farsi benedire!

Ma il punto di forza di The Unit – attesta Escobar – è che “elimina la dipendenza diretta dalla valuta di altre nazioni e offre al Sud del mondo/Maggioranza globale una nuova forma di moneta non censurata e apolitica”. Meglio ancora: “una moneta apolitica con un enorme potenziale per radicare il commercio equo e gli investimenti multipli”.

Per chi conosce la materia monetaria, al netto di governanti ignoranti e/o corrotti, non esiste una reale necessità per uno stato sovrano di dipendere dalla valuta di altri per ottenere la piena occupazione nel proprio paese e di conseguenza far vivere il proprio popolo in quella che si definisce una buona economia. Quindi, il problema che Escobar si pone di risolvere, non esiste! Ed esempi di economie distrutte con l’uso di monete “apolitiche”, ovvero con stati che rinunciano per scelta politica, all’esercizio della piena sovranità sulla valuta che emettono, se ne possono elencare molti. Quanto sta avvenendo nell’Eurozona, è quanto di più significativo si possa indicare in tal senso.

Il problema per Pepe e Co. però è sempre lo stesso: trovare il modo per far percorrere ai capi di stato dei paesi che compongono i BRICS+, la strada della moneta comune che a Kazan, tutti con Putin in testa, hanno deciso di non percorrere. A dire il vero, l’unico che l’avrebbe voluta intraprendere era Lula, il presidente brasiliano, di cui Escobar non è certo un oppositore.

La costituzione di un comitato di “supposti” esperti in materia è sempre la soluzione preferita da chi vuole ottenere un risultato con la forza a dispetto della democrazia e dell’interesse dei popoli. Un buon passo successivo per The Unit – aggiunge Escobar – “sarebbe anche quello di istituire un Comitato Consultivo, che riunisca personalità di spicco a livello mondiale come il Prof. Michael Hudson, Jeffrey Sachs, Yannis Varoufakis e il co-fondatore della NDB Paulo Nogueira Batista Jr”.

Addirittura sono già pronti i nomi e tutto lascia pensare che i diretti interessati abbiano già acconsentito alla partecipazione. Certamente non possiamo affermare che, sia Varoufakis che Nogueira Batista Jr, non siano esperti di monete comuni e dei relativi disastri da esse provocati. Entrambi, rispettivamente nei propri ruoli istituzionali, hanno preso parte a quella che è stata la distruzione economica e fisica del popolo greco. Il primo, al tempo della crisi greca era ministro dell’economia e delle finanze ed il secondo era direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI). Il tradimento di Varoufakis nei confronti del popolo greco è storia. Tutti ricorderanno la sua fuga silenziosa da un governo che in contrasto con quanto emerso dal voto dei greci nel referendum, firmò con la UE quel memorandum che ancora oggi condanna i greci all’austerità più estrema.

Tutto non accade per caso e Pepe Escobar è certamente funzionale al “caso”. Il suo articolo, segue il progetto di moneta comune per i BRICS+ che lo stesso Batista Jr – anch’esso brasiliano e notoriamente vicino a Lula – ha presentato al meeting di Valdai nel novembre appena trascorso.

Pepe e chi lo ordina si stanno giocando il tutto per tutto e direi anche in maniera alquanto scomposta, dal momento che per accreditare il loro progetto hanno dovuto far ricorso al consenso di una delle istituzioni finanziarie per eccellenza più vicina a quello che considerano il loro principale nemico: gli Stati Uniti e il dollaro.

Anche JP Morgan – conclude Escobar – ha ammesso che The Unit è “forse la proposta di de-dollarizzazione più approfondita esistente nel settore delle transazioni transfrontaliere per i BRICS+”. E non esiste nessun altro piano altrettanto efficace al mondo.

Ma nei BRICS+ la de-dollarizzazione è già in corso, con l’uso sempre più massiccio delle valute nazionali. Addirittura, se pensiamo alla Russia, è stato proprio quello che il mainstream considera il loro “nemico” a promuovere tale fenomeno con l’irrogazione delle sanzioni. Questo ci deve far riflettere sul fatto che il vantaggio americano derivante dal dollaro, si qualifichi come una “bufala” oggetto della propaganda.

La realtà quindi, a dispetto dei consigli di Escobar e soci, è che i paesi del gruppo BRICS+ stanno tranquillamente commerciando con le loro valute nazionali, e le loro economie sono nettamente più in salute delle economie di quel mondo occidentale, che per interessi elitari, sta spingendo con forza affinché una valuta comune entri a far parte anche del sud globale.

E’ bene ricordare ancora una volta, che la valuta comune europea ha distrutto le economie del continente. Povertà, disoccupazione e precarietà sono in costante aumento. La speranza è che i governanti dei paesi BRICS+ non ripetano lo stesso errore, nonostante le forti pressioni provenienti da fuori per condizionare l’azione dei loro governi, attraverso l’introduzione di “vincoli esterni”.

Per il resto, i governi non necessitano di mezzi di pagamento ulteriori per creare occupazione e benessere, tantomeno i popoli di asset finanziari, per di più speculativi, per provvedere a se stessi e le loro famiglie.

Nel mentre scrivo è già in atto da parte del così detto “dissenso” presente nel nostro paese, la promozione del tour italiano del “Pepe internazionale” che partirà a breve. Sei tappe in diverse città della penisola, con le quali il “Pelè” dei giornalisti, accolto in “pompa magna” da chi da anni dichiara di combattere la moneta comune europea, ci verrà a raccontare di quanto sia necessaria una “moneta comune” anche per il sud globale.

Italiani, strana gente……

di Megas Alexandros

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte